Radiofonia

I Semianalfabeti (Spikinglish) anni 70

Purtroppo non disponiamo di dati certi sui consumi culturali in Calabria negli anni ‘70, non è dato sapere quanti dischi, libri, riviste o giornali fossero venduti in quel periodo; è invece certificato dall’Istat (Istituto nazionale di statistica) il dato sull’analfabetismo di circa il 15,24% a fronte del 5,20% nazionale.

Le Radio troppo libere degli anni 70 : Anarchia o Libertà?

Benché questa non sia una esposizione tecnica, va sottolineato che, subito dopo la sentenza della Cassazione che autorizzava la trasmissione radiofonica in ambito locale, la banda a modulazione di frequenza assegnata era praticamente libera, ovvero assente da segnali radioelettrici se non quelli a bassissima «intensità di campo» appartenenti a stazioni straniere, pertanto bastavano trasmettitori con pochissimi “watt” per coprire distanze ragguardevoli.

Anni 80 - La Radio Libera diventa Privata

La trasformazione da disc-jockey a speaker radiofonico, da scribacchino a giornalista... L'attenzione sulle radio iniziò a concretizzarsi solo con l'arrivo degli anni '80 e le cronache sportive delle squadre che «Tutto il calcio minuto per minuto» (1) della RAI non sapeva neppure esistessero o quelle notizie che non facevano gola neppure ai giornali Regionali. Con l’inizio del decennio qualcuno, scimmiottando le stazioni private delle grandi città del Nord, iniziava a progettare degli investimenti immaginando la radio locale non più esclusivamente come strumento di libera espressione, ma come una impresa privata bisognosa di investimenti e capace di sviluppare dei guadagni seppur al tempo assolutamente modesti.

Che cosa fa un Giornalista Radiofonico?

Fa diventare un fatto, notizia e lo fa con competenza, coscienza artistica, bagaglio culturale, ecco quindi la prima seria sforbiciata per chiunque avesse voluto fare lo speaker radiofonico: ci voleva tecnica e la tecnica si studia… Ascoltando una radiocronaca della fine degli anni 80°, difficilmente i più capivano cosa significasse «scatta deciso sulla fascia laterale, dribbla la tripletta in difesa ed è Gooool» ma è indubbio che la carica trasmessa dal radiocronista fosse contagiosa e positiva. Stava nascendo la cultura radiofonica e pertanto uno stile.

L'evoluzione del Linguaggio Giornalistico

La volontà di redigere un giornale radio quanto più possibile di qualità ma senza la formalità tipica della Rai e la ricerca di quello che, con il passare degli anni, si sarebbe chiamato «format», animò le redazioni radiofoniche. Un “italiano”, giornalisticamente parlando, in trasformazione anche nella carta stampata, come sottolineato nel 1987 dall’Accademia della Crusca: «Gli italiani scritti», oltre che da uno dei testi di riferimento per i professionisti del settore. (1)

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