Radiofonia

L'evoluzione del Linguaggio Giornalistico

La volontà di redigere un giornale radio quanto più possibile di qualità ma senza la formalità tipica della Rai e la ricerca di quello che, con il passare degli anni, si sarebbe chiamato «format», animò le redazioni radiofoniche. Un “italiano”, giornalisticamente parlando, in trasformazione anche nella carta stampata, come sottolineato nel 1987 dall’Accademia della Crusca: «Gli italiani scritti», oltre che da uno dei testi di riferimento per i professionisti del settore. (1)

Ecco L’Italiasko

Un italiano semi perfetto che rendeva perfettamente l’intendimento, senza avventurarsi in «perniciose retoriche e astrusi verbali». «Carte false, passare a miglior vita, ingorgo a doppia croce uncinata e traffico paralizzato, il Ministro che sale al Quirinale, la Polizia che brancola nel buio o ha fiutato una pista certa, lo sciopero proclamato, i Carabinieri battono tutte le piste… Ma a tappeto, il Presidente della Reggina lo ha dichiarato a botta calda, doccia fredda invece per l’allenatore del Catanzaro che, qualche minuto prima della partita, ha appreso che mezza squadra era azzoppata, piove sul bagnato e si muore dal caldo o dal freddo, i magistrati cercano gli scheletri nell’armadio per fare quadrare il cerchio delle indagini, ma con quello che passa il convento non possono far altro che rodersi il fegato…» Evviva la sineddoche.

Oi co, Bello Bello…

La lingua italiana ha subito e continua a subire notevoli trasformazioni a partire dalla sua origine fino ai nostri giorni. Il cambiamento linguistico è un fattore imprescindibile, cui ogni lingua esistente è soggetta ed è attraverso di esso che ci si accorge dei processi di innovazione in atto. In Calabria abbiamo assistito a un processo di rimodulazione dell’italiano contemporaneo che ha portato numerosi giovani all’utilizzo di un italiano neo standard.

Il dialetto Calabrese italianizzato, è quel dialetto che ha subito fortemente l’interferenza con l’italiano, sia, e prevalentemente, per quanto riguarda la sfera lessicale, sia per quello che riguarda l’ambito fonologico. Seppur dunque mutato parzialmente nel tempo, il dialetto costituisce parte del repertorio linguistico regionale ed è utilizzato dalla maggioranza dei parlanti, i quali lo usano insieme alla lingua italiana, pertanto fare riferimenti allo stesso diventa uno strumento in più a disposizione del parlante.

Molti Calabresi, anche laureati, condividono l’opinione che l’italiano regionale sia la varietà maggiormente utilizzata nella lingua parlata. I parlanti sentono raramente l’esigenza di nascondere la propria cadenza (accento) che diventa tratto distintivo. Persino i conduttori radiofonici non cercano di dissimulare il proprio accento, al contrario, talvolta, l’intonazione regionale (che può sfociare o meno nel passaggio al dialetto) si rivela una modalità espressiva vincente nella ricerca del contatto con il pubblico.

Che cosa sono le Parole

L’analisi della relazione tra linguaggio e pensiero è una delle questioni che hanno maggiormente occupato la mente dei filosofi, sin dall’antichità. Aristotele pensava che l’uomo fosse un animale dotato di logos. Sulla scorta di Hegel, si può affermare la co-estensione tra pensiero e linguaggio verbale, Per questa ragione, il linguaggio verbale delimita il pensiero. Il QI medio della popolazione mondiale, che dal dopoguerra alla fine degli anni '90 era sempre aumentato, nell'ultimo ventennio è invece in diminuzione...  

È l’inversione dell’effetto Flynn. 

L'effetto Flynn consiste nell'aumento nel valore del quoziente intellettivo medio della popolazione nel corso degli anni, un fenomeno osservato da James R. Flynn. L'effetto è stato da lui rilevato in svariati paesi: per questo, è stato da lui ritenuto come indipendente dalla cultura di appartenenza. Flynn osservò come, nel corso degli anni, il valore del quoziente intellettivo fosse aumentato in modo progressivo, con una crescita media di circa 3 punti per ogni decennio. La popolazione statunitense, ad esempio, ha guadagnato più di 13 punti dal 1938 al 1984.

Sembra che il livello d’intelligenza misurato dai test diminuisca nei paesi più sviluppati. È questa la tesi sostenuta da Christophe Clavé, che vuole dimostrare come l’effetto Flynn, dopo 20 anni, non esista più.

Molte possono essere le cause di questo fenomeno. Una di queste potrebbe essere l'impoverimento del linguaggio. Diversi studi dimostrano infatti la diminuzione della conoscenza lessicale e l'impoverimento della lingua. La graduale scomparsa dei tempi (congiuntivo, imperfetto, forme composte del futuro, participio passato) dà luogo a un pensiero quasi sempre al presente, limitato al momento: incapace di proiezioni nel tempo.

La semplificazione dei tutorial, la scomparsa delle maiuscole e della punteggiatura sono esempi di “colpi mortali” alla precisione e alla varietà dell'espressione. Solo un esempio: eliminare la parola "signorina" (ormai desueta) non vuol dire solo rinunciare all'estetica di una parola, ma anche promuovere involontariamente l'idea che tra una bambina e una donna non ci siano fasi intermedie.

Meno parole e meno verbi coniugati implicano meno capacità di esprimere le emozioni e meno possibilità di elaborare un Pensiero. Piu povero è il linguaggio, più il pensiero scompare. E non c'è pensiero senza parole. Come si può costruire un pensiero ipotetico-deduttivo senza il condizionale?

In un'intervista con il linguista Tullio De Mauro, illustre accademico recentemente scomparso sui nuovi dati dell’analfabetismo in Italia attualmente “meno di un terzo della popolazione italiana avrebbe i livelli di comprensione della scrittura e del calcolo necessari per orientarsi nella vita di una società moderna. Il peso sullo sviluppo economico e sociale resta enorme”. L'Unesco definisce l'analfabetismo funzionale come la condizione di una "persona incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti”. Il grave analfabetismo funzionale incide negativamente sulle capacità produttive del paese ed è responsabile del grave ristagno economico che affligge l’Italia dai primi anni novanta, la percentuale degli italiani che ha una comprensione dei discorsi politici o che capisca come funzioni la politica italiana è certamente inferiore al 30%.

Il 47% degli italiani, pur sapendo leggere e scrivere, non riesce a comprendere le informazioni e a interpretare la realtà. L’Italia, avendo un alto numero di analfabeti funzionali, si trova in una posizione alta in classifica. Indubbiamente Internet o più semplicemente la digitalizzazione sono riusciti a condizionare la lingua italiana fino alla sua trasformazione.  

La Parola alla Radio   

__ intesa come lo strumento comunicativo più importante insieme ai giornali e più ancora della televisione a livello locale, ma non tutto quello che nasce per favorire la comunicazione finisce poi col facilitarla realmente. La radio, che inizialmente tentava di portarci verso un linguaggio globale della comunicazione ha poi finito per indebolire la capacità della stessa e all'affievolimento della "grammaticalità" proprio per l'indebolimento del mezzo stesso e la conseguente mancanza di professionalità.

Quello che la radio è riuscita a cambiare negli anni è stato il posizionamento dei fruitori nei riguardi delle informazioni, tra queste sicuramente la musica. Forse, la forza della radio era determinata dalla parzialità delle informazioni che stimolavano la nostra fantasia.

Le Syndacation

Nonostante non fosse del tutto chiaro il concetto di «diffusione locale», il Broadcasting (2) si guardava bene dall'installare quel trasmettitore in più che avrebbe fatto intervenire la polizia postale e in Calabria, i primi timidi tentativi di collegamenti fuori dalla provincia di appartenenza, furono limitati dalle difficoltà orografiche del territorio. Dalla seconda metà degli anni 80, le prime «Syndacation»(3), ovvero consorzi di radio che commissionavano programmi di qualità, riuscirono a trasmettere «in differita», programmi informativi di approfondimento, ma ancora era lontana l'idea di giornali radio auto prodotti con notizie «originali». I primi ad accorgersi di questo cambiamento furono i politici e, da quel momento, gli sparuti comunicati sarebbero diventati interviste telefoniche, partecipazioni in diretta, inviti alle conferenze stampa.

Ascoltare nelle radio Calabresi Big della politica come i Ministri Giacomo Mancini, Riccardo Misasi, Dario Antoniozzi, Deputati, Senatori, oltre al «ceto politico», ovvero di chi faceva politica per professione attribuiva autorevolezza e prestigio. La radio dunque era ormai diventata un mezzo di promozione sociale... ed elettorale. «Peccato» che, insieme ai politici, ad accorgersi del successo delle radio private furono anche i gruppi extraparlamentari che, tra una lettera di minacce e qualche impianto sabotato, condizionarono quella «libera» informazione. Ad accorgersi delle radio anche qualche delinquente «vicino» a una stazione radiofonica Calabrese. Nello stesso periodo i giornalisti si ritrovarono a dover gestire notizie collegate con il potere politico, rapine milionarie a treni in corsa, sequestri di persona, guerre intestine che hanno generato una mattanza di decine di assassini l'anno, anche eccellenti, come quello dell'ex Onorevole Democristiano ed ex presidente delle Ferrovie dello Stato Ludovico Ligato nell'agosto del 1989 o quello avvenuto due anni dopo, del giudice Antonio Scopelliti, che indagava su importanti processi di mafia.

Oghey Ràga

Trascorsi ormai gli anni in cui parlare al microfono era un hobby da praticare la sera o nei fine settimana, (infatti in molte radio di giorno non c’era nessuno), gli editori iniziarono a reclutare figure professionali o quantomeno giovani speaker radiofonici, giornalisti da formare. Si poteva fare… era l’Italia della Milano da bere, della Y10 e dei primi “cine panettoni” e anche la Calabria che sempre ha annaspato sotto il profilo economico, conobbe un periodo di relativa prosperità: la zona industriale di Piano Lago con molti stabilimenti che producevano apparati elettronici di qualità, la Legno Chimica a Rende e la Pertusola Sud della Montedison a Crotone, i cementifici che a Castrovillari adoperavano migliaia di operai, la Centrale del latte di Cosenza, la Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania, le officine Omeca di Reggio Calabria.

Insomma si stava bene: le famiglie monoreddito riuscivano a vivere dignitosamente, mandavano i figli all’ università o affittavano la casa al mare per un mese, era l’Italia della super inflazione e della scala mobile (4). Era un periodo «tanto» quello della fine degli anni 80: tanti debiti, tanti crediti, tanta inflazione e tanti soldi, tanta attività commerciale e dunque tanta pubblicità.

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1) “Scrivere bene e farsi capire”, “Manuale di linguaggio per chi lavora nel campo della comunicazione”, pubblicato nel 1988 da “Gutenberg 2000

2) Cfr https://it.wikipedia.org/wiki/Broadcasting - In telecomunicazioni per broadcasting si intende la trasmissione di informazioni da un sistema trasmittente ad un insieme di sistemi riceventi non definito a priori.

3) Cfr https://it.wikipedia.org/wiki/Syndication_(mass_media) - Il termine syndication (in italiano sindacazione o consorzio, e tavolta erroneamente chiamata syndacation indica, nella diffusione radiotelevisiva, la vendita dei diritti di trasmissione di programmi radio e televisivi a singole emittenti televisive locali, senza passare attraverso una rete di emittenti televisive nazionali.

4) Cfr https://it.wikipedia.org/wiki/Scala_mobile_(economia) - La scala mobile era uno strumento economico di politica dei salari volto ad indicizzare automaticamente i salari in funzione degli aumenti dei prezzi, al fine di contrastare la diminuzione del potere d'acquisto dovuto all'aumento del costo della vita, secondo quanto valutato con un apposito indice dei prezzi al consumo.

"L'Evoluzione del Linguaggio e del Giornalismo nella storia delle Radio Private" 

 

 

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