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Il cambiamento del linguaggio nei media negli ultimi 60 anni.

Il “leitmotiv” che accompagna ogni aspetto della ricerca “La Storia delle Radio Private Calabresi” è: tutta la comunicazione, sia questa musicale, linguistica o più generalmente letteraria, è lo specchio della società e del periodo in cui è collocata. Non mi riferisco ai necessari ma spesso orrendi anglicismi o termini informatici indispensabili all’identificazione del significato ma, in senso più generale, alla composizione linguistica.

Certo, per nominare qualcosa che non ha per sua natura un sinonimo italiano si deve utilizzare il termine straniero. Come tradurremmo facilmente: autobus, fax, main stream? Provate a chiedere a che ora passa la prossima corriera per Catanzaro, dove sono le ritirate per le signore o dove si trova il mangiare veloce del maestro delle cerimonie (MC) Donald’s ?

Anche pronunciare qualcosa, propria della lingua e cultura da cui proviene è indispensabile utilizzarne il termine originale, a meno che non si voglia entrare in un ristorante giapponese e ordinare, al posto del Sushi, un piatto a base di riso cotto condito con aceto di riso, zucchero e sale e combinato con un ripieno o guarnizione di pesce, alghe, vegetali o uova …

Per lo stesso motivo, molte parole italiane ormai desuete sono state accantonate dal fraseggio comune per il timore di non essere capite. Es, algida, dicotomia, vetusto, ecc.

Esiste poi la volontà impiegare un linguaggio più espressivo con sfumature semantiche moderne ed efficienti per dare più “sprint” alla frase.

Nell’economia linguistica o nell’ informatica sono dunque indispensabili i termini indicativi dell’oggetto o dell’operazione che in molti casi abbiamo italianizzato: scarica il voucher e zippalo, resettami o formattami il disco. Addirittura riusciamo a calabresizzare “tipicità unica al mondo” termini modernissimi; "Formattella" bella bella (format it in slow mode) "Campionamillo" a 24 bit  (campionalo/per me a 24 bit) ma questo rientrerebbe nella fono semantica tipica delle regioni meridionali italiane.

Si tratta di comportamenti assolutamente normali nella vita e nell’evoluzione di tutte le lingue, che non rappresentano un problema finché non causano incomprensioni tra parlanti della stessa lingua. Capita spesso di pronunciare parole senza conoscerne il significato.

Cringe o boomer: sono termini acronimi che derivano soprattutto dal linguaggio anglosassone o informatico e vengono utilizzati senza essere tradotti, perché non hanno un corrispettivo nelle altre lingue. Potrebbe tuttavia sorgere un problema quando “spoilerare” avrebbe significati diversi.

Le critiche nei confronti di questo atteggiamento sorgono soprattutto nel momento in cui l’italiano dispone di alternative per nominare i concetti che spesso vengono chiamati con parole inglesi non necessarie; va bene la rivista gossip che pubblica il nuovo modo di fare un selfie, consigliato dall’influencer di turno. Ma perché fare un briefing con la mia crew? 

Il passaggio dall'oralità alla scrittura e da questa all'elaborazione elettronica, ha comportato un mutamento nelle strutture sociali, economiche, politiche, religiose.

Nel parlato abbiamo più libertà rispetto allo scritto, tanto che tutti, con più facilità, incappiamo in infrazioni dettate dalla rapidità d’espressione. Inevitabilmentecol tempo, le abitudini linguistiche possono sfociare in veri e propri cambiamenti, che a loro volta possono passare dall’oralità alla scrittura. Anche dove non sono presenti termini “moderni” la composizione linguistica della frase e i termini utilizzati in essa è profondamente cambiata; La valutazione prognostica, la zona cuscinetto dell’interasse Europeo, la visione prospettica, il cambio sequenziale a paletta

Tali cambiamenti sono assolutamente naturali, tuttavia, si può cercare di nascondere la propria cultura parlando, sarà la penna a tradire l’ignoranza … 

La Tutela della Lingua Italiana

 Si è molto discusso di due interventi di natura legislativa riguardanti lo status e l'uso della nostra lingua. La prima proposta, presentata il 23 dicembre 2022, contiene otto articoli di Disposizioni per la tutela e la promozione della lingua italiana e istituzione di un Comitato per la tutela, la promozione e la valorizzazione della lingua italiana. Porta il n. 734 negli Atti parlamentari della Camera dei deputati. La seconda proposta, assegnata con il n. 337 degli Atti del Senato il 27 dicembre 2022 alla Commissione Affari costituzionali, ha lo scopo di introdurre una modifica in Costituzione, introducendovi la menzione esplicita della lingua italiana.

Una proposta del genere era stata avanzata anche in passato con la seguente formula: "La lingua italiana è la lingua ufficiale della Repubblica"; ora viene modificata e arricchita con una precisazione ispirata all'attuale Costituzione spagnola: "L’italiano è la lingua ufficiale dello Stato. Tutti i cittadini hanno il dovere di conoscerlo e il diritto di usarlo". L'inserimento dell'italiano in Costituzione dovrebbe avvenire nell'art. 12, quello in cui è menzionata la bandiera tricolore. La lingua viene dunque collocata tra i "simboli" della Repubblica (l'inserimento, in teoria, potrebbe stare anche altrove, per esempio nell'articolo 6 o nel 9, dove si parla rispettivamente di lingue minoritarie e di beni culturali).

Anche la proposta n. 734 di legge ordinaria, all'art. 1, comma 1, contiene l'affermazione secondo la quale "La lingua italiana è la lingua ufficiale della Repubblica, che ne promuove l'apprendimento, la diffusione e la valorizzazione nel rispetto della tutela delle minoranze linguistiche ai sensi dell'articolo 6 della Costituzione e della legge 15 dicembre 1999, n. 482".

Sarà bene ricordare che la legge 482/1999, in vigore, già stabilisce che "1. La lingua ufficiale della Repubblica è l'italiano. "2. La Repubblica, che valorizza il patrimonio linguistico e culturale della lingua italiana, promuove altresì la valorizzazione delle lingue e delle culture tutelate dalla presente legge". Possiamo aggiungere che la Corte costituzionale ha più volte esplicitato la natura di lingua ufficiale dell'italiano, ricavando in maniera raffinata questo principio da altre fonti, ma definendo comunque la sua indiscutibile "primazia". Attorno all'italiano in Costituzione, dunque, si sta creando un certo affollamento legislativo. Non a caso, i media se ne sono occupati negli ultimi tempi a più riprese. 

Mi chiedo se le proposte di legge sopra menzionate e attualmente in fase di discussione siano segno di una rinnovata scelta di politica linguistica attiva, o siano semplicemente un modo per richiamare l'attenzione politica. Vorrei tuttavia ricordare che il nostro parlamento, giustamente, si è occupato ultimamente di; hot spot, voluntary disclosure, stepchild adoption, whistleblower.

La scrittura.

È stato attraverso un lungo percorso di conquiste culturali e tecnologiche che abbiamo raggiunto traguardi inimmaginabili fino a poco tempo fa. Tutto parrebbe essere iniziato 35 mila anni addietro con i graffiti, la cui forza comunicativa era quella della comprensibilità universale (emoticons?). Successivamente, la scrittura di pari passo al calcolo sarebbe servita da sussidio alla comunicazione verbale. Qualsiasi ricerca a questo punto percorrerebbe la storia della comunicazione nel senso più classico del termine. La cultura e la civiltà, Greca prima e successivamente Latina, ebbero necessità di stendere significati più complessi. I primi alfabeti risalirebbero al VII secolo a.C. e le prime scritture romane intorno al V secolo a.C.

Benché questo capitolo non abbia particolari approfondimenti sulle metodiche della comunicazione, vale ben la pena rilevare quanto la diffusione della stessa, sin dalle origini, abbia richiesto la standardizzazione del linguaggio (vocabolario). Certamente l’uniformità e l’attribuzione di un significato preciso alle parole ha determinato la diffusione e la condivisione della cultura.

L’esempio perfetto è quello della stampa a caratteri mobili. Una tecnica di stampa basata sull'uso di elementi mobili per riprodurre testi su un supporto di carta. Fu inventata in maniera indipendente in Cina e in Europa. Venne introdotta per la prima volta in Cina attorno al 1041 dall'inventore Bi Sheng, che ideò caratteri in terracotta; in Europa, attorno al 1453, il tedesco Johannes Gutenberg realizzò caratteri in metallo. Contemporaneamente e sempre durante l’epoca rinascimentale, quando l’istruzione era prerogativa delle sole classi abbienti, le persone più istruite iniziarono a utilizzare sempre più il linguaggio scritto sia per atti notarili sia per usi commerciali. Lo sviluppo letterario in Europa sarebbe stato in breve  così profondo da portare molte innovazioni nell’alfabeto latino, tale da generare un nuovo modello di codificazione grazie all’invenzione di nuovi strumenti. La penna stilografica risale ai primi dell’800, in seguito a numerose richieste da parte di scrittori e disegnatori che volevano una penna che non macchiasse né i vestiti né le mani.

Successivamente l’uso di questa nuovo strumento iniziò a risentire di qualche critica da parte di alcuni esponenti, tra cui László Bíró, un giornalista ungherese che, stanco di sprecare il suo tempo a riempire di inchiostro le penne stilografiche sviluppò insieme al fratello chimico György, László una formula di inchiostro perfetto da utilizzare in una penna a sfera, la quale permetteva all’inchiostro di asciugarsi prima di depositarsi sul foglio di scrittura. Nel 1938 Birò deposita in Gran Bretagna il brevetto della sua invenzione: la penna a sfera, conosciuta oggi con il nome “BIC”.

Più o meno nello stesso periodo arrivò anche la macchina da scrivere la cui invenzione sarebbe da attribuire a persone di diversa nazionalità, in ogni caso il precursore della macchina da scrivere, "il tacheografo", all'inventore Italiano “Cilavegnese” Pietro Conti. Questo primo esempio di “macchina per scrivere” sarà poi il modello al quale Giuseppe Ravizza farà riferimento per la realizzazione del suo prototipo, il cembalo scrivano. In Italia si ha notizia di una macchina per scrivere funzionante nei primi anni del XIX secolo. Sarebbero dovuti passare anni per l’utilizzo della carta carbone o per capire l’importanza degli standard di posizionamento dei tasti: Qwerty, Qwertz, Qzerty.                                                                                                                         

La carta è sempre considerata il mezzo principale per la scrittura manuale fino a quando l’informatica ha avuto il sopravvento.

Mi soffermo per un momento anche sulla trasformazione della tecnica di digitazione delle tastiere digitali, contemplando anche quelle telefoniche. Scrivere un sms subisce con il tempo una evoluzione: dalla tastiera classica del cellulare, in cui per scrivere ad esempio la parola “ciao” bisognava schiacciare il tasto 9/C in alto poi il 9 il tasto a*e quello o+  si passò all’uso del T9 che riprendeva per certi versi il suggeritore di Office. Il T9 rappresentava velocità, modernità, facilità.

Oggi, con  lo smartphone  ormai indispensabile  per la comunicazione, il nostro modo di scrivere e comunicare è ulteriormente cambiato. Quanti scrivono ancora una lettera?

Nel 2009, è stato creato WhatsApp, basato sulla messaggistica istantanea. Una vera rivoluzione per il mondo della comunicazione e della scrittura dei messaggi: più facile e più veloce da utilizzare, grazie anche alle nuove tastiere dei cellulari in cui ad ogni tasto corrisponde una singola lettera o numero o simbolo.

Per non parlare di Messenger, altra piattaforma legata a Facebook, che permette di scrivere e contattare qualunque utente sia iscritto al social network. E ancora Twitter, che con soli 140 caratteri ci dà la possibilità di esprimere un nostro pensiero o uno stato d’animo o quello che ci va di dire. In tempo reale tutti gli utenti iscritti al social possono vedere quello che accade nel mondo anche se non sono fisicamente presenti in quel determinato luogo (il live-tweeting è diventato un must).

Messaggi vocali ed emoticons …

Fino a ora abbiamo parlato della trasformazione della scrittura. Adesso, lo faccio commentando i messaggi audio. La distinzione tra parlato e scritto è molto importante. Nel parlato abbiamo più libertà rispetto allo scritto.

È stata la difficoltà di saper scrivere correttamente che ha introdotto i messaggi vocali, non esiste una spiegazione diversa a meno che non si voglia farneticare ogni cosa, ergo: chi ha difficoltà con la digitazione di un concetto scritto attraverso un messaggio composito preferisce quello vocale.

Le Emoticons sono più o meno la stessa cosa con qualche alibi in più.

Anche questi sono modi di comunicare, e in qualche modo sono anche questi dei “geroglifici” moderni per esprimere qualcosa e dare al messaggio una chiave di lettura più ironica, seria o affettiva, un po’ come facevano nell’antichità gli egiziani nelle loro pergamene o papiri.

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