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Audio Analogico Professionale: anche i cretini hanno un'opinione

   Vi sarà capitato, parlando di audio professionale, argomento sul quale molti radiofonici non sanno niente ma fingono di esserne esperti, di trovare il tuttologo che, paragonando l’audio (e la radio) digitale a quello analogico, fa delle considerazioni basate sul nulla. Purtroppo anche i cretini hanno un’opinione.

  Facciamo un salto indietro nel tempo e ricordiamo quanto fosse complicato lavorare in ambiente analogico cominciando dal trasferimento dei segnali B.F. Va detto che ogni trasformatore come ogni interruzione di pista, (potenziometri) modifica le tensioni e peggio, i condensatori elettrolitici usurati le abbassano inesorabilmente. La ricerca di questi ultimi era spasmodica e orientata sui (motorola o panasonic) che si consuma-va-no più lentamente. Se si considera che tutta la catena del trasferimento analogico si basa sul rapporto S/N, non c’è modo di rigenerare un segnale ormai compromesso sarebbe il caso che gli "analogopatici" tenessero a mente questa costante.

Sono convinto che la distorsione e il deterioramento del segnale audio sìano direttamente proporzionali al numero di fattori o strumenti che si frappongono tra l’input e l’output. Il segnale analogico è più incline alla distorsione in risposta al rumore, quello digitale è invece immune, quindi raramente deve affrontare distorsioni. Certamente anche l’ambito digitale risente varie problematiche (Dithering, over sampling, clip assoluto ecc) e aldilà di un campo teorico spaventosamente complicato e rivolto perlopiù agli ingegneri, l’operatore “B.F” dovrà preoccuparsi esclusivamente di non modificare la “Quadra”. 

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Processori audio

Temo che la regolazione di un compressore sia sconosciuta ai più ancora oggi, “basta ascoltare molte delle radio in Fm” i primi processori audio multi banda broadcast (E.M.T e Orban compresi) cambiavano suono due volte al mese, più frequentemente in autunno e inverno per via dell’umidità. I Broadcaster utilizzavano lo smalto per le unghie per bloccare i potenziometri che si muovevano per dilatazione termica come posseduti dal demonio.

Il limite delle prime apparecchiature broadcast era la mancanza di espansore audio per la riduzione contraria della gamma dinamica on air (AGC) pertanto, ci si accontentava di un compromesso tra leveller e compressione aumentando in molti casi la deviazione R.F (75Khz) nel tentativo di dare più corposità al suono e coprire il “fruscio” della modulazione A.F. Solo con gli anni le (Modulation Scienze e Aphex) prima, gli altri poi, inserirono in catena questo apparecchio. Certamente non esistevano i preset ... 

Mixer Digitale vs Analogico  

Premetto di avere lavorato con ottimi mixer analogici e pessimi mixer digitali o viceversa. Prima di entrare nel dettaglio, richiamo l’attenzione sulla qualità progettuale e componentistica degli apparati. Il confronto tra i primi convertitori a 1bit (fine anni 80) e i collaudati banchi Tedeschi o Americani non regge. Ogni considerazione è “tarata” in ambito attuale e Broadcast. Nella fase introduttiva di questa relazione ho in parte descritto la fragilità del segnale analogico e considerando che tutta la catena del trasferimento si basa sul rapporto S/N, non c’è modo di rigenerare un segnale ormai compromesso. Certamente anche l’ambito digitale risente varie problematiche (Dithering, oversampling, clipping, ecc) aldilà di un campo teorico spaventosamente complicato rivolto perlopiù agli ingegneri, l’operatore “B.F” dovrà preoccuparsi esclusivamente di non modificare la “Quadra”.
 
Il Mixer audio Broadcast è uno strumento generalmente funzionante 24 ore al giorno per molto tempo. La prima, migliore attenzione, è rivolta all’alimentatore multi tensione ormai da molti anni separato dal banco di mixaggio per motivi riconducibili alle temperature d’esercizio e ronzii vari. In genere, i voltaggi più utilizzati vanno dai 12/15Volts. per le spie- led- preamp, ai 47/48/50Volts. per le schede Phantom, qualche modulo master e le eventuali motorizzazioni. Specifico che ogni minima variazione di alimentazione compromette la qualità audio. Il voltaggio del segnale d’uscita in ambito professionale più utilizzato è +4dBu = 1,23Volts dove il riferimento sullo 0db è pari a 0.775Volts. Questo ci fa capire quanto importante debba essere la qualità dei componenti dell’alimentatore.
 
Parliamo ora dei preamplificatori audio e del “trattamento” cui viene sottoposto il segnale all’interno di un mixer analogico. Analizziamo, per esempio, una tipica entrata linea. Contiamo le interruzioni di pista: N°1 Prg/Aud/ Sub (switch); N°2 Modulo insert; N°3 Pfl; N°4 Treble+eq; N°5 Mid+eq; N°6 Bass+eq (Fader); N°7 Slider (a variazione di tensione) Modulo Master; N°8 Prg/Aud/ Sub (switch e Fader). Quante volte è stata interrotta la pista per prelevare il segnale?
 
Ho già scritto che la distorsione e il deterioramento del segnale audio sono direttamente proporzionali al numero di fattori o strumenti che si frappongono tra l’input e l’output, pertanto vi renderete conto quanto la qualità e la vetustà di ogni singolo transistor o condensatore all’interno di un mixer o preamplificatore analogico possano determinare una variazione del segnale originale. Ci fu un periodo in cui alcune aziende, offuscavano il seriale dei transistor con della cera lacca per non far copiare “la scoperta” … I primi, seri Broadcaster Italiani, agli inizi degli anni 80°, “ponticellavano” tutte le interruzioni di pista Bypassando i potenziometri. Intervento determinante per migliorare la qualità audio e al quale avrebbero pensato da lì a poco le principali Aziende produttrici di Mixer audio professionali. Alla fine degli anni 80° erano disponibili sul mercato i marchi Emt; Klotz; Sonifex; Studer; con moduli dedicati. Nonostante molte aziende Broadcast abbiano definitivamente abbandonato la produzione di Mixer analogici, sono ancora presenti sul mercato macchine dalle prestazioni (e dal prezzo) sbalorditive. Concludo con un dato impensabile per un mixer analogico: i digitali di qualità oggi a 24 Bit, raggiungono 144,5 db di dinamica.
 

Cavi segnale audio. 

Chi non ha imprecato cercando di eliminare quel fastidioso ronzio della 50 Hz? (linea di rete o interferenze elettromagnetiche). Ricordate quando si posizionavano i trasmettitori il più lontano possibile dalla sala radio per evitare disturbi? (interferenze del campo di radio frequenza). Solo le costose apparecchiature broadcast con segnale bilanciato (xlr) superavano il problema che si presentava, comunque, in modo differente. Pochi, convinti editori, avrebbero speso cifre considerevoli per fare arrivare dagli u.s.a, cavi schermati doppia calza e isolamento in Teflon (no pvc) con filetto di canapa per il contenimento dell’umidità. Non ho mai saputo di un buon cavo audio capace di migliorare la qualità audio dell’impianto. Sono invece certo che un cavo di bassa qualità possa degradare ogni tipo di segnale. Per questo motivo, in ambito analogico, si valutava la caratteristica del cavo (resistenza, capacità e induttanza). Va fatto cenno alla dispersione e all’attenuazione del segnale analogico determinata dalla lunghezza o dalla realizzazione dei cavi, problema quasi del tutto superato in digitale. Per il segnale AES3 (AES/EBU) come anche per il segnale DMX, sono necessari dei cavi da 110 Ohm. Più questo valore è preciso e con tolleranze ridotte e minore è la probabilità di errori trasmessi sul cavo. In condizioni standard un segnale di questo tipo può percorrere 100 metri. Esiste anche una versione di AES3 su BNC, ormai quasi in disuso, e una versione per le apparecchiature consumer chiamata S/PDIF. Il ricordo va infine al manuale di Bob Orban relativo al processore 8000, erano i primi anni 80 e il cavo composito avrebbe dovuto avere una lunghezza massima di 13cm... 
 
Dovrei scrivere un capitolo anche sui connettori. Per questo richiamo l’attenzione sugli schemi di attenuazione del segnale B.F della Neutrik (azienda leader). Sbagliare un connettore potrebbe compromettere l’intera catena audio…  
 

Registratori a bobina

  Le risposte in frequenza, come la gamma dinamica su nastro analogico sono proporzionali alla quantità di nastro utilizzato per l’informazione elettrica. Una bobina da un quarto di pollice utilizzata a velocità 9,5 (19cm/s) costava 50.000 lire e dura-va- circa 40 minuti, 20 se utilizzata per il montaggio multitraccia a 38cm/s… L’ultima bobina mezzo pollice (8 tracce) per il montaggio dei jingle che acquistammo in radio, costava 110 mila lire, in stock… La taratura delle testine di un registratore a bobina inizia dalla smagnetizzazione e necessita di un nastro campione e di un analizzatore dello spettro BF, in mancanza di quest’ultimo, si genera un “rumore bianco” (Tascam noise generator) da (10KHZ e poi da 440HZ), dunque, tarando il “blocco teste” si ottimizza la risposta. Per la diafonia, invece, si utilizza la tecnica della somma e differenza, annullando i segnali fuori fase (L-R=0) successivamente si lubrifica il tendi nastro, si puliscono le guide e il rullo pressore.

Naturalmente, anche nelle registrazioni su bobine influisce il (wow & flutter) che dipende più direttamente dalla qualità del registratore.

La gamma dinamica misurabile in circa 60db in un nastro vergine a 38cm/s, precipita già alla seconda registrazione, ma rimane pur sempre superiore a quella del disco su vinile. Mi piacerebbe vedere all’opera i nostalgici dell’analogico… A volte, è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio.

Cassette audio

  Le cassette audio a utilizzo radiofonico, erano inizialmente un derivato dei nastri bobina a quarto di pollice (cartridge stereo 8), ma in Italia questo sistema non ebbe successo. Furono pertanto commercializzate delle audio cassette (stereo 6) da 3 minuti con il nastro di 3,81mm di larghezza ma leggermente più spesso per sopportare i numerosi trascinamenti, inoltre, la registrazione professionale a cassette utilizzava interamente la banda del nastro (non esisteva il lato B) ma questo si vedeva solo in qualche stazione radiofonica, in tutte le altre erano presenti normali piastre. Le audio cassette erano soggette a usura già dalla prima registrazione, oltre alle continue correzioni azimuth-ali. Aggiungo, dopo tanti anni di professione, di avere visto solo qualche volta regolare il (Bias) prima della registrazione. Alle audiocassette broadcast subentrarono i nastri digitali Dat, l’utilizzo dei quali durò brevemente per via della fragilità del supporto che si inceppava continuamente e delle macchine determinata dalla eccessiva miniaturizzazione.

Dischi su vinile

  Ma quante volte vi siete chiesti perché, le canzoni più belle, erano inserite nelle prime tracce dell’album e quelle brutte nelle ultime, che per giunta, si sentivano anche peggio? Semplice, la gamma dinamica dei migliori dischi in vinile a 33 giri (americani originali degli anni 80) e non di plasticaccia europea, va dai 60db della prima traccia ai 40 dell’ultima (peggio di una audiocassetta). Da non sottovalutare la risposta in frequenza limitata, specie sulle frequenze basse, che per essere ottimamente riprodotte avrebbero richiesto dei solchi troppo larghi con il pericolo di “trascinamento” della puntina. Considerati i limiti fisici del supporto, molte frequenze, specie quelle basse, vengono compresse, esaltando al contempo le frequenze alte. In fase di riproduzione si applica l'equalizzazione contraria: il risultato finale sarà un suono analogo a quello di partenza. Questa curva di equalizzazione si chiama (RIAA) Recording Industry Association of America

Ricordo che i collezionisti dell'epoca, ricercavano le prime copie di stampa indicate dopo i codici EAX, prenotandole su canali riservati. Se avete idea di come venga stampato il vinile saprete anche che la “matrice” per il pressaggio viene sostituita più o meno frequentemente. I collezionisti pagavano 10 volte il prezzo di vendita del disco LP se ricadente nelle prime 100 copie dopo il cambio della pressa.

In ogni caso la limitata “prestazione” del supporto era ed è davvero l’ultimo problema; il disco si usura quasi immediatamente “quante copie di thriller avete suonato?” La plastica di vinile carica l'energia elettrostatica captata dalla testina della bobina mobile, per questo motivo, sui dischi più utilizzati, si metteva dell’acqua sul disco utilizzando un pennellino prima della registrazione. Inoltre, il "noise" dei transienti raggiungeva i -40 dB (dunque non più rumore ma segnale) e se i dischi cadevano, spesso si rompevano. Qualcuno parla di “corposità analogica” ebbene, oltre essere ignorante e anche sordo, quella corposità deriva dal fatto che le frequenze medie sono più udibili… Certamente il digitale broadcast non necessita di “loud”

Giradischi

  Annessi e connessi. Inizio dalle puntine che, considerato l'utilizzo, avrebbero dovuto essere sostituite una volta al mese. Le Stanton o le Pickering costavano troppo. Si compravano pertanto le Shure 70/75 che suonavano sicuramente peggio, ma erano più economiche. Le testine, invece, andavano sostituite mediamente ogni 4 mesi. Il preamplificatore phono (curva RIIA) doveva essere di ottima qualità, altrimenti la “curva” avrebbe inevitabilmente corrotto il suono. Particolare attenzione al contrappeso dei braccetti che, se troppo pesanti "schiacciavano” la puntina. Infine il rotore; quelli a puleggia avevano un rollio misurabile fino a -45 db, più silenziosi quelli a cinghia, che però, “perdevano giri”. Infine, arrivò la trazione diretta, sicuramente più silenziosa. Vorrei ricordare che un giradischi broadcast costava dai 3.000.000 di lire (Rusko) agli 8000.000 (Emt).

Il periodo in cui Analogico era migliore del digitale

  Come ogni tecnologia in stato embrionale, anche l’audio digitale lasciò a desiderare per un certo periodo e, naturalmente, il paragone con una tecnologia lungamente collaudata indusse audiofili e professionisti inizialmente a scartarla. Vediamo il perché; il supporto (vettore) cd, venne subito commercializzato con standard molto elevati, (16 bit/44100Hz), contrariamente alla scarsa capacità di riproduzione della maggior parte dei lettori cd (1 bit). Inoltre, a peggiorare la resa finale, i pessimi convertitori digitali/analogici. Ricordo che i primi lettori professionali (16 bit –XLR + 4dbm/1,23V) della (Tascam, Emt o Studer) costavano circa 2.000.000 di lire.

Audio su Pc

  Quando la capacità degli Hd non superava i 10/20 giga, era impensabile caricare file audio non compressi (.wav). Fu quindi indispensabile ricorrere al pessimo (acm) oppure, in (mp2 layer3) di quei tempi disponibile solo a 128kbs. Nello stesso periodo, le schede audio (Creative e Gravis) erano inadatte se non addirittura improprie. Le uniche aziende produttrici di schede audio Broadcast - erano le Americane (Audioscience ed Echo) difficili da reperire. Dal 2015, lo standard professionale, si è identificato in (24 bit /44100 - 96/192 KHz). La capacità di cattura è aumentata fino 150 db, riproducibili interamente dai convertitori delle schede audio e dunque imparagonabile a qualsiasi fonte analogica. Piuttosto, a “suonare male” sono i prodotti discografici mixati da tecnici improvvisati. Stazioni radio ipercompresse senza un filo di logica. La guerra dei loudness, ha ridotto il range dinamico a livelli impensabili per aumentarne il livello medio a scapito della qualità audio, ma di questo mi occuperò in un altro articolo.

Dalla penna felice di Edoardo Maruca

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