Giornalismo & Docenze

BEATA IGNORANZA

“Stranamente, non abbiamo mai avuto più informazioni di adesso, ma continuiamo a non sapere che cosa succede.” 
Papa Francesco

L’idea prende spunto dalla lettura di due articoli pubblicati rispettivamente sul sito lavocedinewyork.com, giornale on line in lingua italiana e il secondo, dal Quotidiano la Stampa. Il primo articolo a cura della Giornalista Filomena Fuduli Sorrentino, titola: L’analfabetismo Italiano e la Repubblica fondata sull’ignoranza che riporta i nuovi dati dell’analfabetismo in Italia e, nell’intervista con il recentemente scomparso linguista Tullio De Mauro “il più autorevole linguista italiano già Cattedratico e ministro della pubblica istruzione” spiega l’analfabetismo funzionale, ovvero l’incapacità di passare dalla decifrazione e faticosa lettura, alla comprensione di un testo anche semplice anche in soggetti scolasticamente preparati.

L’analfabetismo funzionale fa credere che la realtà sia diversa da quella vissuta e alla domanda: Qual è la percentuale degli italiani che ha una comprensione dei discorsi politici o che capisca come funzioni la politica italiana? 

“È certamente inferiore al 30%”.

Oggi si combatte l’analfabetismo altrui oppure si usa come arma di sfruttamento per arrivare al potere?

“Purtroppo l’analfabetismo è oggettivamente un "instrumentum regni", un mezzo eccellente per attrarre e sedurre molte persone con corbellerie e mistificazioni”.

Il secondo articolo del Quotidiano la Stampa del 10/01/2017 firmato dal giornalista Mimmo Càndito, titola:

Il 70 per cento degli italiani è analfabeta (legge, guarda, ascolta, ma non capisce) Questo vuol dire che tra la gente che abbiamo attorno a noi, al caffè, negli uffici, nella metropolitana, nel bar, nel negozio sotto casa, più di 3 di loro su 4 sono analfabeti: sembrano “normali” anch'essi, discutono con noi, fanno il loro lavoro, parlano di politica e di sport, sbrigano le loro faccende senza apparenti difficoltà, non li distinguiamo con alcuna evidenza da quell’unico di loro che non è analfabeta, e però sono “diversi”. Quel è questa loro diversità? Che sono incapaci di ricostruire ciò che hanno appena ascoltato, o letto, o guardato in tv e sul computer, non è che la scuola renda intelligenti, però fornisce strumenti sempre più raffinati – quanto più avanti si vada nello studio - per realizzare pienamente le proprie qualità individuali. Un dato impressionante ce l'ha fatto conoscere ieri l'Istat: il 18,6 per cento degli italiani - cioè quasi uno su 5 - lo scorso anno non ha mai aperto un libro o un giornale, non è mai andato al cinema o al teatro o a un concerto, e neppure allo stadio, o a ballare.

La bellissima esperienza nei Licei

L’alternanza Scuola/Lavoro nei Licei è stata gratificante per tutti; un progetto scuola lavoro vincente necessita di volontà e controllo. 

Quella mattina, in classe, tra le “solite” analisi delle notizie dei quotidiani, mi resi conto che gli studenti leggevano ma capivano poco, se non nulla. Il che significava fermarsi ogni tre parole: il 41 bis, un progetto di legge piuttosto che un decreto, il barile di petrolio, la corte internazionale dell’Aja, l’efficacia della Brexit, quanti insetti moriranno sulla spianata delle moschee quanto costa il mantenimento di un extracomunitario e perché si concede l’asilo politico? Renzi è bello, la Merkel no! Russi e Tedeschi cattivi, buoni invece gli Americani, il nostro è un governo nero, rosso, giallo, verde o a quadretti?  Mi sono chiesto come potessero scrivere un articolo se incapaci di coglierne l’essenza, ho pertanto proposto alla responsabile “dell’alternanza” la possibilità di ospitare i protagonisti delle notizie trattate in classe, politici compresi e, ottenuto il permesso dalla Dirigente “che ha sempre supervisionato l’andamento delle lezioni”, ho potuto creare il un vero e proprio “laboratorio sperimentale”.

Definizione del bisogno formativo

Se la scuola è un laboratorio permanente di cittadinanza, è legittimo tirarci indietro quando gli studenti, ad un passo dalla maggiore età e dunque dal voto, ci domandano cosa sia la politica? Possiamo davvero continuare a non portare la politica nelle nostre aule? Non è dovere primario informarsi su ciò che succede nei palazzi del potere e porgerlo filtrato dal buon senso di Professionisti della Comunicazione, anche alle orecchie dei più giovani? Che cos’è la democrazia se non riconoscere a chiunque il "diritto di avere diritti" o rispettare l’idea dell’altro pur non condividendola. Riflettere e far riflettere sul fatto che la democrazia è un bene primario e da difendere con le armi della ragione e dell’informazione …

I nostri ospiti sono stati così corretti dal lasciare la “partitica” fuori dalla classe.

È stato straordinario sentire il Senatore “Nicola”, i consiglieri regionali “Fausto e Giuseppe” scambiare opinioni con gli studenti; come nasce una legge? Quali sono i compiti di un parlamentare regionale o di un assessore? Perché si va a votare? Chiunque abbia ricevuto l’invito: Politici, Funzionari delle forze dell’ordine, Magistrati, Professionisti, ha accettato con entusiasmo. 

Le classi sono state successivamente divise in: corpo elettorale ed eletti, deputati e senatori, maggioranza, minoranza e indipendenti, governo con il presidente e i vari ministri nominati. Una proposta di legge sull’acquisto di un pacchetto di caramelle, fermamente contrastata dall’opposizione, è passata ai voti, tuttavia è stata rimandata alla discussione dal sottoscritto “presidente” per la mancanza di un’adeguata copertura finanziaria … Gli studenti hanno imparato le tecniche dell’intervista e della redazione degli articoli secondo l’impaginazione giornalistica (Titolo, occhiello, catenaccio, spalla, attacco, finestrella, etc). Infine, il confronto nelle redazioni dei quotidiani che ci hanno ospitato, illustrando la “filiera” dalla notizia al funzionamento dei centri stampa. Questo non è il solito “progetto di giornalismo” noi seguiamo i ragazzi ed esigiamo un risultato… 

“La scarsa considerazione che la nostra classe politica e in particolare quella più recente riserva all’istruzione, all’università e alla ricerca è la conseguenza del basso livello culturale della gran maggioranza degli eletti in Parlamento.” 
Margherita Hack 

 

Siamo usciti dal Covid e dalla scarsa qualità della Dad. Ma il gap negli apprendimenti resta elevato, e per l’auspicata inversione di tendenza dobbiamo ancora attendere. La fotografia scattata dall’Invalsi sulle prove 2023 conferma come anche quest’anno uno studente su due esce dalle superiori con competenze inadeguate in italiano e matematica. Prime crepe iniziano a vedersi anche alla primaria, che resta il fiore all’occhiello della scuola italiana, e si confermano pesanti divari territoriali, con il Sud indietro e molto distante dal Nord, e una dispersione implicita che penalizza le famiglie che provengono da situazioni socio-economiche meno favorevoli. Ma procediamo con ordine.

 
I numeri delle prove Invalsi 2023
 
Partiamo dalle prove. Quest’anno le prove hanno coinvolto oltre 12mila scuole per un totale di oltre un 1.000.000 di allievi della scuola primaria (classe II e classe V), circa 570.000 studenti della scuola secondaria di primo grado (classe III) e oltre 1.000.000 di studenti della scuola secondaria di secondo grado. Le rilevazioni, che quest’anno sono tornate alla normalità, cioè requisito di accesso all’esame di Stato, si sono svolte regolarmente su tutto il territorio nazionale con percentuali di partecipazione molto vicine al raggiungimento di tutta la popolazione studentesca coinvolta.
  
Il gap alle superiori
 
Alle superiori ci si aspettavano miglioramenti, ma purtroppo non sono arrivati. In italiano il 51% degli studenti (addirittura un punto in meno rispetto al 2022) ha raggiunto almeno il livello base (dal livello 3 in su). Questo significa che il restante 49% non lo ha raggiunto. Nel 2019 il 64% degli studenti avevano raggiunto almeno il livello base. Il divario tra Nord e Sud raggiunge la quota di ben 23 punti percentuali. In matematica il 50% degli studenti (invariato rispetto al 2022) ha raggiunto almeno il livello base (dal livello 3 in su). Nel 2019 ci si attestava al 61%. Il divario tra le aree del Paese raggiunge i 31 punti percentuali, anche se si osserva un leggero progresso degli esiti nelle due aree del Mezzogiorno (Sud e Sud e Isole). In inglese il 54% degli studenti ha raggiunto il B2 nella prova direading (+2 punti percentuali rispetto al 2022) e il 41% in quella di listening (+3 punto percentuale rispetto al 2022 e ben + 6 punti dall’inizio della rilevazione, avvenuto nel 2019).
 
Prime crepe anche alla primaria
 
C’è un altro campanello d’allarme. Il confronto nel tempo degli esiti della scuola primaria mostra un indebolimento dei risultati in tutte le discipline osservate e in entrambi i gradi considerati (II e V classe). In II primaria i risultati di italiano e di matematica sono più bassi di quelli registrati nel 2019 e nel 2021 e, sostanzialmente, in linea con quelli del 2022. In V primaria i risultati del 2023 sono più bassi di quelli degli anni precedenti, compreso il 2022, in tutte le discipline, incluso l’inglese, sia lettura (reading) sia ascolto (listening). Pur se in misura ridotta, già dalla II primaria cominciano ad evidenziarsi leggeri divari territoriali, più marcati nella V classe rispetto alla II e soprattutto più evidenti per la matematica e l’inglese listening. Passando alle medie, gli esiti registrati nella scuola secondaria di primo grado confermano che si è fermato il calo degli apprendimenti in Italiano e Matematica riscontrato tra il 2019 e il 2021, ma non si è registrata ancora una decisa inversione di tendenza. Gli esiti di Inglese (sia listening sia reading) sono invece in miglioramento, mentre rimangono molto marcati i divari territoriali.
 
La dispersione implicita in miglioramento
 
La pandemia ha reso ancora più attuale il problema della dispersione scolastica. Da qualche tempo è sempre più evidente che particolare attenzione va rivolta non solo agli studenti che abbandonano la scuola ma anche a tutti coloro che terminano il ciclo di studi scolastico senza possedere le competenze di base necessarie, quindi a forte rischio di limitate prospettive di inserimento nella società, molto simili a quelle degli studenti che non hanno concluso la scuola secondaria di secondo grado. Tale forma di dispersione scolastica è definita dispersione scolastica implicita o nascosta. Nel 2019 la dispersione scolastica implicita si attestava al 7,5%, per salire al 9,8% nel 2021, probabilmente a causa di lunghi periodi di sospensione delle lezioni in presenza. Nel 2022 si era già osservata una leggera inversione di tendenza sia a livello nazionale, passando al 9,7%. Gli esiti del 2023 confermano un più rilevante calo della dispersione scolastica implicita che si attesta all’8,7% (1 punto in rispetto al 2022). Se le prime stime Invalsi troveranno conferma negli esiti delle prove degli anni futuri, la quota dei giovani tra i 18 e i 24 anni che abbandonano prematuramente l’istruzione e la formazione senza aver conseguito titoli di studio superiori alla secondaria di secondo grado o qualifiche professionali con corsi con durata di almeno due anni (ELET) sembra avvicinarsi al traguardo prescritto dal Pnrr alla fine del 2025 (10,2%).

 

Obiettivi

La velocità di cambiamento del mondo dei mass media ha raggiunto picchi incredibilmente elevati e l’informazione ha assunto delle dinamiche inimmaginabili fino a poco tempo fa. La professione del giornalista resisterà all’attacco del “citizen Journalism” ovvero le piattaforme social dove tutti scrivono di tutto, solo distinguendosi dalla massa e mettendo a disposizione il proprio bagaglio culturale. Questo corso di Alternanza Scuola / Lavoro illustra minuziosamente la professione del Giornalista.

Chi siamo

Mi chiamo Edoardo Maruca, giornalista professionista e sono responsabile del Progetto Fanno parte della Squadra varie figure Professionali; Pedagogisti e tecnici.

Informazioni su metodica, durata e costi al 346 2373945

 

 

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